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L'enneagramma come strumento per ritrovare la propria essenza


di Maurizio Mottola

Questa interivista è tratta dal sito di Psychomedia

A Riccione, nell’ambito del convegno 'Nuova Coscienza e Guarigione I Cinque Giorni della Ricerca Psichica' 19° edizione, promosso dalle Edizioni Mediterranee, si è tenuto giovedì 5 maggio 2011 tra l’altro il seminario Il vero volto dietro alla maschera della personalità: l’enneagramma come strumento per ritrovare la propria essenza, svolto dallo psicologo Umberto Bidinotto (insegnante del  Diamond  Logos Teachings di  Faisal Muqaddam), al quale abbiamo posto alcune domande.

- Di che cosa ha trattato nel seminario Il vero volto dietro alla maschera della personalità: l’enneagramma come strumento per ritrovare la propria essenza?
Molti secoli fa è esistita una scuola misterica medio-orientale che ha studiato a fondo l’animo umano, creando una mappa, l’Enneagramma, che descrive e comprende le nove tipologie fondamentali della personalità. All’inizio fu tramandata come tradizione orale e si diffuse in tutto il pianeta; fu usata dal maestro di origine georgiana Gurdjieff, fino a rispuntare in scuole esoteriche in America Latina, per poi esplodere sul finire del secolo scorso in una fioritura di studi che attraggono sia gli appassionati della psicologia del profondo, che i gesuiti, a partire dall’americano Don Riso. I nove enneatipi che compongono il diagramma a forma di stella a nove punte, inscritta in un cerchio, sono molto di più di un insieme di caratteristiche negative dei vai vari tratti di personalità, dei meccanismi di difesa e delle strategie e convinzioni, che l’ego costruisce per cercare di sopravvivere in un mondo percepito come “altro da sé”. Ogni tipo racchiude in sé delle qualità essenziali, che fanno di ciascun individuo un essere unico ed irripetibile. Conoscere a fondo le caratteristiche della propria personalità, o del proprio “enneatipo”,  apre la strada nel cammino per ritornare alla propria essenza.

- Cosa si intende per ritornare alla propria essenza?
Quando siamo venuti in questa realtà manifesta, che chiamiamo mondo, eravamo integri, eravamo una presenza piena di consapevolezza e di amore. Poi, pian piano, abbiamo perduto il “paradiso”, scollegandoci  da parti essenziali della nostra natura e, intorno all’età di sette anni, ci siamo stabilizzati in un modello di personalità costituito di una fitta rete di strategie di sopravvivenza. Ogni bambino si costruisce una struttura rigida chiamata personalità e, con l’aiuto dell’ambiente circostante, si convince che è la sua vera identità. Conoscere nei particolari questi aspetti della nostra falsa identità ci può essere di enorme aiuto non tanto per migliorare la nostra personalità o perfezionarci, quanto per arrivare ad accettarci totalmente per quello che siamo e, proprio grazie a questa comprensione e compassione di noi stessi, arrivare a trascendere le caratteristiche negative e far riemergere le qualità essenziali assopite o nascoste. L’Enneagramma ci aiuta in sostanza a seguire il cammino verso la piena realizzazione delle nostre potenzialità per ridiventare, come dicono i sufi, “ciò che eravamo prima di iniziare a nasconderci dietro una maschera” oppure, come dicono i maestri zen usando un paradosso, “per ritrovare il volto originale, quello che avevamo prima della nascita”.   

- Come si conciliano moderna psicologia e percorsi sapienziali di crescita ed evoluzione?
Secondo me è fuorviante dividere la spiritualità dalla psicologia: sono inseparabili. Il lavoro interiore ci porta faccia a faccia con le nostre ferite ed i nostri problemi psicologici. D’altra parte, a volte, proprio nel fare esperienza della nostra natura essenziale sorgono i più pesanti problemi narcisistici. L’ego deriva da un senso di  mancanza che sentiamo già nel ventre materno. Il cristianesimo dice che siamo “nati nel peccato”.  Io quel peccato lo chiamo “buco”. L’ego si da un gran daffare per evitare di cadere in quel buco, o anche solo di sentire quel vuoto, quella mancanza. Cerca di evitarlo, di riempirlo, ci gravita intorno. Molti, quando si rendono conto della sofferenza che deriva dal proprio ego, cercano di amputarlo, ritenendolo non spirituale. Così non può funzionare. Dobbiamo aprire il nostro cuore, considerando l’ego come un bambino bisognoso di affetto, cercando di capire il suo anelito per aiutarlo a uscire dalla sua confusione. L’ego nasce proprio dalla separazione dal Sé Superiore. Se combattiamo l’ego, ci troveremo un nemico formidabile. Non bisogna gettare il bambino con l’acqua del bagno. Possiamo far tesoro delle ricchezze sia dell’oriente che dell’occidente. La moderna psicologia del profondo e gli antichi percorsi di crescita “spirituale” non solo non devono essere contrapposti, ma si possono integrare per un obiettivo comune: l’evoluzione dell’essere umano come individuo e come specie. Io mi sento parte di un gruppo di pionieri che cercano di tessere insieme introspezione psicologica e percorsi sapienziali. Lo strumento dell’Enneagramma è utile sicuramente per conoscerci meglio, secondo il principio socratico, ma anche per poterci rapportare in modo migliore con gli altri. Riconoscere nei comportamenti altrui verso di noi la coazione a ripetere e schemi coercitivi e non la cattiva volontà di ferirci o sopraffarci ci dà la possibilità di trasformare la nostra comprensione in compassione. Ci spostiamo dall’ossessione a volerci difendere e proteggere da presunti attacchi esterni alla capacità di osservare ed ascoltare veramente la realtà che ci circonda. Indipendentemente dalla visione da cui partiamo, sono convinto che la capacità di vedere la realtà per quello che è costituisca un obiettivo importante per migliorare noi stessi ed il pianeta in cui viviamo.
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