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Questo processo è un ritiro di meditazione che usa come metodo l'eterna domanda/koan "Io, chi sono?". L'unico scopo di questo gruppo è creare una situazione che ti consenta di ritrovare te stesso.
Perché ritrovare te stesso? Perché ritrovarti ti porta ad essere più con i piedi per terra, ad avere maggiore stabilità e chiarezza nella vita di tutti i giorni; perché ti rende più amorevole con te e con gli altri, da solo, nelle relazioni e nel lavoro; perché rafforza la tua capacità di gioire della vita, aprendo i tuoi sensi. È come gettare un'ancora dentro, per collegarti al tuo centro interiore -che non è diverso dal centro del Tutto- facendo esperienza diretta di chi sei. È tornare a casa, riposarti, rilassarti, sentirti pieno di gioia. Tre giorni dedicati interamente a te stesso.
"Si tratta di capire che la vita e la morte sono due aspetti della stessa cosa. Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra Ero solito chiedermi: ""Io, chi sono ?". È impossibile contare quanti giorni e quante notti ho passato a pormi questa domanda L'intelletto mi dava delle risposte sentite da altri o frutto di condizionamenti. Erano tutte parole prese a prestito, senza vita e per niente appaganti Risuonavano in superficie e poi scomparivano. L'essere interiore non ne era toccato Nessuna eco veniva udita in profondità. C'erano molte risposte a quella domanda, ma nessuna era corretta, e io non ne venivo toccato: nessuna riusciva ad elevarsi fino al livello della domanda. Poi capii che la domanda veniva dal centro, mentre le risposte toccavano solo la periferia. La domanda era mia., ma le risposte venivano dall'esterno, la domanda sorgeva dal mio essere più profondo, le risposte erano imposte dall'esterno. Questa intuizione divenne una rivoluzione e una nuova dimensione fu rivelata. Era come se una porta fosse stata spalancata, riempiendo di luce il buio. Era il mio intelletto a dare le risposte: l'errore era questo. E a causa di queste false risposte la vera risposta non poteva sorgere. Qualche verità stava lottando per emergere; nelle profondità della consapevolezza qualche seme stava cercando di aprirsi un varco verso la luce. Era l'intelletto l'ostacolo. Quando questo fu chiaro, le risposte cominciarono a diminuire. Il sapere acquisito dall'esterno cominciò ad evaporare. La domanda andò ancora di più in profondità. Io non feci niente, continuai soltanto ad osservare. Qualcosa di insolito stava accadendo. Ero senza parole. Cosa potevo fare? Al massimo ero un semplice testimone. Le reazioni della periferia si affievolivano, morivano, diventavano inesistenti. Ora il centro cominciava a risuonare in modo più completo. "Io, chi sono ?". Tutto il mio essere era scosso da questa sete. Fu una tempesta violenta. Ogni respiro tremava, sussultava. "Io, chi sono ?". Come una freccia la domanda penetrava ogni cosa e si dirigeva verso l'interno. Ricordo che era una sete così forte! Tutta la mia vita era diventata sete!. Tutto stava bruciando. E come una lingua di fuoco la domanda rimaneva lì. "Io, chi sono ?". La sorpresa fu che l'intelletto era completamente silenzioso. Non c'era più l'incessante flusso di pensieri. Cos'era successo? La periferia era completamente silenziosa. Non c'erano pensieri, non c'erano condizionamenti del passato. C'ero solo io e c'era anche la domanda. No, no, ero io stesso la domanda. E allora l'esplosione... In un attimo tutto fu trasformato. La domanda era caduta. La risposta era arrivata da qualche dimensione sconosciuta. La verità si raggiunge con un'esplosione improvvisa, non gradualmente. Non la si può costringere ad apparire. Arriva. Il vuoto è la soluzione, non le parole. Diventare senza risposte è la risposta. Qualcuno ieri ha chiesto, e ogni giorno qualcuno di voi lo chiede: "Qual è la risposta?" Se ve la dico, non ha significato. Il suo significato si trova nel coglierla da soli. Osho, "Semi di saggezza"
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oppure guarda il video su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=Wr_eVqPRpho
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